ASSOCIAZIONE MEDICA

 

Il Punto Su: 

Rapporto Crea 2015. Spesa sanitaria a -28,7% rispetto a UE Tra disorientamento ed imbarazzo

Ho letto il rapporto Crea 2015 in cui si evince che in Italia la spesa sanitaria è del 28,7% più bassa rispetto ai Paesi EU14, con una forbice, anche in percentuale del PIL, che si allarga anno dopo anno. A farne le spese è la classe media e, con il perdurare della crisi che ci attanaglia, le disuguaglianze saranno sempre più accentuate. Confesso la mia difficoltà a capire le cifre, le statistiche, le proiezioni; confesso ancora di più il mio imbarazzo a calare l’aridità dei numeri nel contesto sanitario e nell’ottica della salute del cittadino. Mi permetto di offrire delle considerazioni, amare e forse fini a se stesse se non entriamo nell’ottica che certe situazioni si rinnoveranno solo dal basso: dall’alto non giungerà più nulla, se non l’esasperazione della logica di mercato, e quindi, una salute basata sulla possibilità di curarsi. Vorrei partire da lontano per essere più chiaro!

La nostra Carta Costituzionale all’articolo 32 sancisce “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Sorge spontanea una prima considerazione: qual è il diritto alla salute? Nella nostra cultura occidentale esso va di pari passo con il benessere della persona. L’ipertensione, il diabete, l’influenza, pur essendo delle patologie incidono sulla persona, per cui siamo stati formati a parlare di malato diabetico, malato iperteso e così via. In ultima analisi abbiamo una formazione culturale medica, ed un lavoro particolare che ci fa tener presente la complessità della persona che abbiamo di fronte in quanto malato; oltretutto la riforma sanitaria e i rapporti convenzionali ci obbligano a tutelare questo diritto alla salute anche attraverso la prevenzione e l’informazione.

Diritto alla salute è quindi garantire il benessere, lo stare bene, l’essere bene-stante della

persona. E fin qui ci siamo! Le dolenti note vengono nel momento in cui dobbiamo scegliere tra la libertà di prescrivere e la rimborsabilità, tra la potestà di curare e la prescrivibilità. I tempi che viviamo sono stati talmente rapidi che non ci hanno lasciato il tempo di sedimentare, comprendere e quindi adeguarci. Faccio un esempio. Le restrizioni prescrittive, almeno qui in Campania – e questo è un altro grande problema! – hanno creato in ciascuno di noi un atteggiamento difensivo che, spesso, soffoca l’intuito clinico: una cefalea può non essere il segno di una patologia più grave, ma quando non regredisce quel dubbio diventa sempre più fondato e prescrivere un esame approfondito che costa ti pone di fronte al dilemma e alla scocciatura di essere chiamato a giustificare il perché di quella spesa indotta al SSN. Fatto salvo il problema che potrebbe essere troppo tardi! Quando ho cominciato la professione di Medico di Medicina Generale era in pieno avvio la riforma che aveva abolito le Casse Mutue e nel contempo partivano le USL, poi trasformate in Aziende Sanitarie e Distretti. Non mi ero accorto che ci si avviava verso una logica di mercato gestita e fondata sulla economia. Ed economia e salute non vanno a braccetto, soprattutto per i ceti medio bassi, obiettivo precipuo del nostro lavoro. Abbiamo subito l’imposizione della Medicina Basata sull’Evidenza, ma spesso su studi, linee guida che ben poco hanno di italiano; abbiamo dovuto sottostare ai punteggi annuali della Educazione Continua in Medicina, con lo spauracchio di dover rifare l’Esame di Abilitazione….

Cosa voglio dire? La freschezza e il mordente di essere medico, di esercitare la professione è andata a farsi benedire nei meandri degli adempimenti burocratici!

Eppure i dati parlano chiaro: in Italia a fronte di una riduzione della spesa si assiste ad un incremento di quella ospedaliera. E questo è un problema politico perché manca, ed è sempre mancata una progettualità seria: spendere bene oggi significa risparmiare domani; e non sempre risparmiare oggi significa poter spendere domani!

Giudicare e coercizzare l’operato del medico entro gli stretti ed aridi canali delle logiche economiche non paga. Con questo non voglio dire che siamo infallibili e impunibili, perfetti e incriticabili, ma se avessimo una classe dirigente lungimirante, se avessimo una politica veramente in grado di rispondere ai bisogni del cittadino le cose andrebbero meglio. Per tutti.

Oggi la classe media è quella che paga lo scotto di rinunciare al diritto alla salute perché esso ha raggiunto costi inaccettabili. Un esente tiket consuma in termini di farmaci e prestazioni nel corso di un anno quanto spendono cinque assistiti appartenenti alla classe media. Questa non è uguaglianza!

E finora non abbiamo parlato di prevenzione. Riporto integralmente dal rapporto: “considerando il valore pro-capite, infatti, la spesa per la prevenzione in Italia, sempre secondo OECD, sarebbe pari a € 66,3 contro € 99,5 in Germania e € 131,0 in Svezia. Dell’insufficienza degli investimenti nel settore negli anni passati è prova che nel 2014, a livello nazionale, la copertura per le vaccinazioni pediatriche non ha raggiunto il 95% (soglia minima raccomandata nel Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale) per nessuno degli antigeni previsti, con difformità a livello regionale, e che le politiche sugli stili di vita sono praticamente ferme”.

E, alla luce degli ultimi decreti e delibere regionali, le cose potrebbero andare ancora peggio: nonostante un paziente trovi beneficio con un determinato farmaco, se un paziente ha bisogno di quel farmaco in termini di prevenzione per un accidente cerebro-cardio-vascolare, il medico è tenuto a valutare la possibilità (e a realizzarla) di sostituire quel farmaco poichè deve mirare al risparmio. Risparmiamoci la demagogia del “se succede un giudice mi chiamerà in giudizio”!

Siamo in tempi estremamente tetri perché dominati dalla arida logica dei numeri e non siamo formati, la nostra mente fa fatica ad adeguarsi; qualche tempo fa combattevamo con le enciclopedie mediche presenti in ogni casa, oggi il nostro nemico è la frase: “ho letto su internet”, domani lotteremo ancora di più contro lo spauracchio dell’autodiagnosi computerizzata e dell’auto terapia tramite farmaci acquistati in rete….

Un ultima considerazione la riservo ai farmaci generici obiettivo e bersaglio della logica del risparmio. Al di là delle solite, demagogiche osservazioni di sempre, mi preme sottolineare un invito: a tutti è capitato di osservare una reazione allergica dopo somministrazione di un generico, sicuramente dovuta ad un eccipiente: avete notato che nella sua farraginosità la scheda di segnalazione non prevede la responsabilità del farmaco generico? Questo vuol dire che segnalare la molecola significa penalizzare anche il farmaco brend: motivo in più per spingere sulla logica economica.

Chiudo riportando una profonda verità che dovremmo fare nostra: “Il paradigma tecnocratico tende ad esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica, impedendo di riconoscere che il mercato da solo non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale” (109). Senza toccare la sensibilità laica di qualche Collega – a volte eccessivamente laicista! – è una citazione dall’ultima enciclica di Papa Francesco! A voi i commenti.

Antonio Ambrosanio